Blog sulle antologie di poesia in formato ebook: gli Autori sono invitati a presentare le proprie poesie

Visualizzazioni totali

giovedì 20 giugno 2013

Follia? (di Michele Prenna)


di Michele Prenna

Follia?

E' follia
sperare un domani migliore
con pane per tutti e con pace?

E' follia
credere nella punizione
qui ed ora di chi reati commette?

E' follia
sull'Amore contare
cantandone le mille bellezze?

C'è di che disperare
col male fin troppo evidente
di fame, guerre, violenze
e odio tanto e dolore.

Così preferibile è il folle.


Barboni (di Italo Zingoni)


di Italo Zingoni

Barboni
(ad un'amica)

 Viviamo in tempi di soap opera
quale sarà - mi chiedi - il destino
del mondo...

Conosco un uomo che insegue la sua ombra
- le clochard inconscient - si dice in giro,
solo con un cane a fianco
che fruga nei cassonetti per oblio
della vita che visse forse
e non sa se un Dio (ma quale?)
un giorno gli tolse la memoria
e quindi non lo può ringraziare...

non cura la sua sorte - è un' Arte ? -
e lava bottiglie di plastica vuote
all' acqua delle fontane, ricicla
gli avanzi e li mette da parte
perché domani… non si sa...
raccoglie forse il Niente
che gli potrà servire
per una inconsueta diversità...

potrebbe dire - cerco l'Uomo ! -
(scarto lui stesso)  tra gli scarti
della nostra indifferente società.

Intorno a questa verità - ti dico -
è stretto il falso nodo della vita
cui nessuno - logica non serve -
approda per un richiesto invito...

e questo è il gioco - o la diaspora -
del non senso o meglio del Vuoto
cui andiamo incontro

e non mi pare poco.

Nel vuoto della notte (di Mara Zilio)


di Mara Zilio

Nel vuoto della notte
osservo il buio
e dondolo il cuore
su tessuti impregnati di fumo
e bevo lacrime di disperazione
inzuppando il midollo,
lasciandomi cadere su letti deliranti
avvolti nella solitudine,
senza distinguere il bianco dal nero
e il nero dal bianco.
In queste stanze di ombre
dove il sole è scolorito
sfoglio pagine ingiallite di sofferenza
e con lamenti e pugni al petto
mi vesto di dolore,
come un inverno rigido
ho congelato il corpo
lasciando incolume l'anima
e la poesia
che ho inciso sulle crepe dei muri
con grida e amore.
Ora tutto tace,
i miei versi muti parleranno di me.

Ad Alda (di Paola Bosca)


di Paola Bosca

Ad Alda

Sei nata quel giorno che un Dio distratto
giocava con una pazza luna.
Sulla pelle tatuato il tuo destino.
Il cuore masticato da mille avvoltoi
il triste sorriso ammuffito nel dolore.
Con la sofferenza stampata addosso
ardevi e fremevi nel gemito di una follia
scavavi con le unghie il fiore voluto.
Invocavi l'amore
pregavi passione
imploravi poesia
dannazione
persecuzione
e tua fedele amante.
Sapevi di vita amara
bestemmiata
ma pur sempre vita bevuta
in un calice bramato e goduto.

Il tarlo (di Celeste Borrelli)


di Celeste Borrelli

Il tarlo

Nel silenzio assoluto
il tarlo s’insinua
nella mente.
Le tarme nel legno
con rumore

di fondo.

La farfalla (di Patrizia Bianchin)


di Patrizia Bianchin

La farfalla

Non saranno queste quattro vecchie mura
a fermare il mio volo.
Perché la farfalla dalle meravigliose ali,
colorate di poesia e di sogni,
riuscirà a passare tra le sbarre
e a volare lontano.
Questi uomini dagli aridi occhi
temono la mia follia
ma non vedono la loro.
Essi sono i veri prigionieri
che non conoscono emozioni
che giudicano le passioni
che soffocano l’amore.
E non sanno che la farfalla ha breve vita
ma nei suoi giorni dipinti di cielo
vi è profumo di libertà.
Quella che abita da sempre
dentro di me.

Sonetto velato (di Tonino Bergera)


di Tonino Bergera

Sonetto velato

Ciao, Alda. Eccomi qui: con le mie rime,
la metrica scandita senza posa
e il cuore in mano assieme ad una rosa
zeppa di spine intrise di concime.

Dagl’inferi terreni, su alte cime
hai sospinto parola sempre sposa
di verità sofferta: dolorosa
messe di urla protese nel sublime.

Ad ogni verso nel tuo cuore intinto
germoglia un fiore, tenero, che prende
a conciliare l’anima e l’istinto.

Guardarti, udirti, leggerti mi rende
semplicemente affascinato, vinto:
e un velo agli occhi, dolce, mi si stende.


Guardando sul naviglio (di Giuseppe Bellanca)


di Giuseppe Bellanca

Guardando sul naviglio

Dietro il vetro della mia follia
lo sguardo s’affacciò
sulle ali del naviglio
dove umido si nascose quel verbo
che gemendo prolificò
in queste mura tempestose
gli amori
che mi sventrarono il cuore…
- e mai nessuno li potrà rubare –.


Tanka (di Maria Pina Belfiore)


di Maria Pina Belfiore

Tanka

Quanto ti è mancato 
quel caldo seno bianco 
sogno di vita



nel cielo dei Navigli 
alba chiara a Milano.

Tra le mura di Gerico (di Anna Barratta)


di Anna Barratta


Tra le mura di Gerico


Mura maledette,
eterna Gerico
costruita intorno 
al dolore.
Corpi ammassati
tra escrementi,
sangue e sudore.
Ma l'anima 
può volare
sulle nere ali
della follia,
abbattere 
quelle mura
come Dio 
abbatté tra
trombe e urla
quelle di Gerico.
La voce di Alda
si udì forte 
e scoprì 
il sudario
di quell'orrendo
inferno.
Può dunque
la follia essere
madre-matrigna
della Poesia.

I matti (di Antonino Barrasso)


di Antonino Barrasso

I  matti

Sensibilità esasperate,
lo sguardo allucinato
lo sguardo intontito,
legati al letto.
Diversità umane,
paure e diffidenze,
scherno e disprezzo,
forzato curato.
Curiosi guardano,
demoni neri,
nessuno vede,
urlo impenetrabile.
Comprensione 
umanità e dolcezza
sciolgono i nodi
delle camicie forzate,
delle anime loro
delle anime nostre.

mercoledì 19 giugno 2013

T'amo (di Samuel Paterini)


di Samuel Paterini

T’amo

Sarà questo giorno
che riflette l’anima mia nel lago,
sarà il tuo sorriso
che mi accende al risveglio
per affrontare la giornata.
T’amo per le volte in cui solo,
mi rispecchio negli occhi tuoi.
T’amo per la passione intrisa di gioia,
che sempre mi dai.
T’amo perché lo sento,
perché ti sogno,
perché sei con me.
T’amo per la tua mano che seppur piccola,
sorregge questo progetto.
T’amo senza difetto,
senza eccesso,
t’amo di tutto.

Il sonno lieve (di Samuel Paterini)


di Samuel Paterini

Il sonno lieve

L’anziano pastore,
fiero e stanco del sacrificio,
lo sguardo alzò.
I verdi pascoli
lo avvolsero in un misto di malinconia e gioia.
Vide in quelle distese la sua storia,
scorcio di aria pura e solitudine accanto.
Alzò gli occhi al cielo e,
nel rimembrar dinnanzi ai suoi trascorsi,
disse all’astratto infinito:
“Primavera…
questa stagione vorrei per il mio sonno lieve.
Periodo del seme in fiore,
fammi addormentar mentre nuova vita nasce!
Affacciatomi al mondo nel freddo sole di novembre
ti chiedo ora, cielo,
accompagnami fiero nel mio desiderio.
La luce di domani avrà il mio sorriso.”

Vassilina (di Cristina Pinochi)


di Cristina Pinochi

Vassilina

Percorre a testa bassa.
Il corridoio bianco.
E' cosparso si sangue ripulito.
Lacrime… ovunque
sono impressi i lamenti, le grida.
Tutti quelli che vivono senza una vita.
Incontra sorrisi, volti bianchi, appassiti, esausti.
Nella stanza blu,
penzolanti
facce senza anima.
Cerca aria ma non ricorda cosa sia l'aria
osserva i colori
ma è tutto solo
e soltanto grigio.

Vassilina
combatte si dimena la sua anima è un mare in tempesta.
Un lago sotto la sabbia.
Un grido muto.
Si volta
sotto il letto,
tremolante c'è una donna mora, stringe forte una bambola.
Sa che è di sua figlia ma non ricorda di essere madre.

Vassilina
corre ma le gambe non corrono con lei.
Cade si accascia si domanda chi sia.
Disperazione, panico, lacrime che non cadono.
Urla che non hanno suono.
Gli altri camminano come automi
cercano solo pace.
La finestra bianca ha strisce di ferro.
Fuori è giorno.

Vassilina
vede solo la notte è in fondo ad un pozzo.
Senza tempo, senza emozioni.
I ricordi non hanno dimore.
Muore ogni giorno
sempre di più
anche la sua
è una morte.
È morta e vive.
Vive e combatte.
Fuori
sua figlia l’aspetta.
Risalirà la cima del pozzo
con sanguinanti mani
con cuore nuovo.


Un uomo solo (di Cristina Pinochi)


di Cristina Pinochi

Un uomo solo


Ricordo che mi guardò a lungo.
camminò lentamente
si volse verso di me.
Alcune lacrime gli bagnavano il viso.
Poi cominciò nuovamente a camminare.
Abbassò il volto
mise la mano sul cuore.
E quello 
fu
il Grazie
più 
grande del mondo.

Infinito mare (di Rosy Pozzi)


di Rosy Pozzi

Infinito mare

Bianche spumeggianti onde
s’infrangono impetuose sulla spiaggia.
Al di là un azzurro delimitato mare
si agita fino a diventare un’immensa linea blu
di calmo e splendido infinito.
In questo grandioso, tranquillo e rilassante sfondo
ci godiamo, viviamo e respiriamo il nostro mare.
Un brillante e cocente sole lo sovrasta,
lo illumina, lo fa risplendere
e fra cielo e mare tutto si avvolge e si trasforma
in uno splendido scenario.
E dalla spiaggia ci godiamo l’infinito.
E vorremmo sempre rimanere così
… nell’infinito,  … all’infinito…

Un pensiero dalla Croce (di Rosy Pozzi)


di Rosy Pozzi

Un pensiero dalla Croce

Lungo è il cammino,
irta e faticosa è la via,
la strada s’inerpica su su dalla valle
… assai lontana è la Croce…

Ma la Croce ci attende… fiduciosa…
in questo Suo giorno
indugia i suoi cittadini protetti,
i turisti, i devoti…
memori degli sforzi degli avi,
tutti insieme per partecipare raccolti
alla Solenne Preghiera…
Un inno a Dio dalla cima dei monti,
un elogio a questo gruppo operoso,
un Requiem ai cari perduti antenati
che da quassù risentiam più vicini,
una preghiera per noi tutti presenti,
un pensiero ai nostri diletti assenti,
ed un coro, un suono, un applauso
che echeggian fin giù nella valle…

Eccoci Croce… siam giunti alla cima
stanchi, ma ora umilmente prostrati.
Eccoci… riuniti nel Tuo Santo Nome
Eccoci qui… ad esternarti Amore.

E la grande fatica già se n’è andata,
il pesante fiatone già non c’è più,
or rivive e pulsa felice il nostro cuor,
in questo giorno ad emerger sovrano
è ancora una volta  il grande amor.

Filù (di Lorena Turri)


di Lorena Turri

Filù

Filù aveva un filo
sottile di seta
legava il silenzio
a un aquilone


nella grazia del volo
Filù, capiva l’amore.


La colpa è dello sguardo (di Lorena Turri)


di Lorena Turri

La colpa è dello sguardo

D’inerzia trasudando,
una gonna ingiallita ondeggia lenta
e d’afa veste ancora un altro giorno.

Dentro allo sguardo, resta l’occhio muto,
colpevole di lame dentro al petto
e fermo in mille schegge di dolore.

Ma d’esserne ferito non dà segno
il merlo che zampetta circospetto
con il suo lombrichetto in mezzo al becco
sull’erba del giardino rinsecchita.

Tornami (di Maria Grazia Vai)


di Maria Grazia Vai

Tornami

Sotto a un pruno
la vita sarebbe cresciuta ancora.
L’amore avrebbe scostato i rami
e tu qui, dentro me
a volermi ancora fra le tue gambe
come uno sguardo infilzato
tra i fili d’erba della tua mano.

Ti sfiorai le parole
e divenni la bocca che sfama la sete.
La notte che illumina l’acqua
delle tue attese.
M’insegnasti la gioia
ed ebbi fame di nostalgia
come certi risvegli di notte
- improvvisi -

come pioggia nei cieli d’Agosto
certi odori
hanno ancora i colori forti
di quell’attimo che cambia le cose.
Quello in cui l’aria si fa tormento
e voce
di qualcosa che accadendo
lascia ogni altrove.

Lasciandoci appesi
- come stranieri in cerca di una bandiera -
dove le foglie gemmano
anche d’inverno,
tutto quello che non trovano
dentro i cancelli del cuore
- o i rami secchi
di un mattino d’Estate -

dove attendo ogni sera l’alba del tuo ritorno.


Cosa importa (di Maria Grazia Vai)


di Maria Grazia Vai

Cosa importa

Di tutto l’andare del vento
solo la pioggia sottile di un fiore
siede i ritorni d’un tempo imperfetto.
Quello che riconosce la mano che ascolta
- come fosse degli angeli -
il nome d’una carezza di giorni a venire.

E passa senza fermate.
Ed è già ritorno che dorme
i sogni distratti di un bimbo lontano.
Quello che piove le foglie di un giorno di sole
come fossero nuvole d’aprile.

Eppure l’inverno mi tace.
Come caduto dentro un amore che non esiste,
come lo sguardo di un viaggio perduto
che mi chiede ancora sete
e bocche da parlare.

Cosa importa se nessuno ascolta.

L’odore delle piccole cose
vaga in cerca di un luogo che non esiste.
In quella stazione dove
tutto, senza parlare
grida la vita e l’altrove.

E la neve
(cade dal cuore).


Dolce sogno (di Anna Maria Virgillito)


di Anna Maria Virgillito

Dolce sogno

E mentre dormi
ti bacio con la mente,
per non disturbare le tue ore quiete…
Mentre tu sogni
il tuo mondo d'amore,
i passi sono leggeri
e colorano di vita,
i tuoi dolci pensieri.
Io sto qui in silenzio
mi appresto a cullarli,
e tra una nuvola e l'altra
che cavalca  la notte così buia,
li affido al cielo perché arrivino in alto,
dolce dimora
di una luce d'amore,
che  illuminerà i tuoi passi
quando i miei baci
saranno un ricordo,
quando i tuoi pensieri
si faranno pesanti,
quando un giorno sognerai
che mentre dormivi,
la mia mente ti baciava
sperava e desiderava,
scrivendo per TE
con l'inchiostro indelebile dell'anima 
chiusa in uno scrigno di desideri,
sulle minuscole righe di questo libro chiamato ...Vita
il più bello tra i sogni,
il più forte tra passi,
il  più bello tra i colori
di un arcobaleno armonico,
chiamato " Felicità ".

Ti lascio lì (di Anna Maria Virgillito)


di Anna Maria Virgillito

Ti lascio lì

Ti lascio lì ad ascoltare il silenzio
dopo il rumore di un memorabile giorno,
dove le luci della prima alba
hanno deciso di riscaldare i miei sensi.
Ti lascio lì dove ti lasciano i miei ricordi
e ciò che rimane di una mente stanca.
Ti lascio lì ad aggrovigliare quel filo poco pregiato
con il quale hai intessuto la fitta trama
di una sconosciuta tela.
Ti lascio lì dove il vicolo è cieco e dove la rondine,
a dir tuo, è un aeroplano.
Ti lascio lì,
in quel posto che io non ho scelto per te
in un'isola che non è un oasi 
e dove la menzogna alimenta, ad esalare l'ultimo respiro
di colore, i fiori più belli mai esistiti.
Ti lascio lì e lascio me
in una capanna,
dove il calore di una piccola fiamma
ancora mi conforta,
dove il silenzio non procura più inquietudine
e la mano sincera mi riscalda e rassicura,
dove le parole non vogliono più essere udite,
dove la calma e la serenità
fanno a pugni con i segni lasciati di un tempo
poco onesto e gentile,
per dare inizio a una meravigliosa opera.
Mi lascio lì dove i fiori crescono sul cemento,
perché figli di un amore così grande.
Mi lascio lì,
dove i fogli bianchi si riempiono e dove
gli unici soprammobili si chiamano penne,
dove le mura si colorano di sogni,
dove la rondine se passa,
è solo e nient'altro… che una meravigliosa rondine.
Mi lascio lì a guardare oltre le mura di cinta,
tra fantasia e realtà e aspetto
di veder volare quei fogli non più bianchi
colorati finalmente di vita.

Venti anni (di Michele Prenna)


di Michele Prenna

Venti anni

Col senno di poi
che belli i venti anni!

Età d'azione e d'amore
pronta alla rivoluzione
così appare al ricordo
d'indulgenza colmo.

La realtà è piena di studio
d'ansia d'incerto futuro
quando il lavoro scarseggia
e si aspira a farsi la casa.

Che duri i venti anni 
col senno di poi!


Se l'uscio è chiuso (di Michele Prenna)


di Michele Prenna

Se l'uscio è chiuso

Vano il tuo battere alla porta
quando l'uscio non gradisce
perché si dica pure il contrario

il bussare continuo è irritante
e il cuore si serra a difesa.

Chiamalo insultante egoismo
carenza d'un io solidale
ma in sostanza è rifiuto 
di contagiarsi al tuo male.


Un cielo di poesia


in memoria di Antonio Pace
un poeta, un amico



Presentazione


Un cielo di poesia è un’antologia di poesia contemporanea realizzata grazie alla partecipazione di numerosi poeti che hanno messo a disposizione le proprie poesie, due per ogni autore, a tema libero e senza limiti di spazio coerentemente con il titolo… il cielo è sempre libero e illimitato.

La poesia non va spiegata, va letta, recitata, vissuta,  più si tenta di spiegarla e più la poesia fugge via annoiata, ecco perché mi è venuta l’idea di creare questa antologia di poesia in formato eBook, un libro elettronico facilmente e gratuitamente fruibile da tutti coloro che amano leggere la poesia. 

Ringrazio di cuore tutti gli Autori per l’entusiasmo con cui hanno aderito a questo progetto augurandomi diventi un appuntamento periodico in cui ritrovarsi in nome e per amore della poesia.


Matteo Cotugno

martedì 18 giugno 2013

Nei giardini dei fiori tristi (di Lilly Arcudi)


di Lilly Arcudi

Nei giardini dei fiori tristi

Mi fermo nei giardini dei fiori tristi
di quel mondo condannato matto
che a dir di alcuni stolti
essere un covo inadatto
di malati vuoti emarginati.

Profumo d'infanzia m'ammanta
semplici, giusti, sinceri
i loro gesti,
timidi intelligenti scrutano
i loro occhi.

Una musica si eleva dolce ma sofferente
di voci amiche lese
fragili e indifese
a cantarsi impaurite
nelle chiuse segrete.

Sono fiori dai petali sciupati
belli dentro e profumati,
dal mondo incapace ad osservare e abietto recisi
spegnendo loro felicità e sorrisi.

Tristezza m'offusca e di bontà vestita
annaffio loro l'anima con sorgente di vita
asciugo stille sui petali con amore e calore
dono il mio affetto stringendo al mio il loro cuore.